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L’uomo bicentenario: il robot Andrew che voleva diventare umano

by Huro
andrew uomo bicentenario

La presenza di creature artificiali nel mondo del cinema esistono sin dal periodo delle pellicole mute. Esse hanno offerto vari spunti di riflessione ed informazioni. Tant’è che attualmente esistono tantissimi robot che hanno forme simili ai personaggi dei film. Non solo: anche caratteristiche tecniche che sono state sviluppate ispirandosi a questi protagonisti.
Tra i film che hanno ispirato gli scienziati e l’industria robotica c’è anche L’uomo bicentenario. La pellicola è stata tratta dal racconto The Bicentennial Man di Asimov, scritto nel 1976. Nel film, come accade in seguito anche in “Io, Robot” vengono riproposte sin dall’inizio le tre leggi della robotica di Asimov che regolano il legame tra gli umani e le intelligenze artificiali. 

  1. Prima legge: Un robot non può recare nessun danno ad un essere umano né può permettere che a causa di un suo mancato intervento un essere umano riceva danno.
  2. Seconda legge: Un robot deve obbedire agli ordini degli esseri umani purché questi non contravvengano alla prima legge.
  3. Terza legge: Un robot deve proteggere la propria esistenza purché l’autodifesa non contrasti le prime due leggi.

Nel 2016, in una mozione presentata al Parlamento Europeo è stata proposta una quarta legge che mira a fornire ai robot una personalità elettronica. La necessità di dotare i robot di una propria carta di identità è nata dalla diffusione sempre maggiore dei robot sia in ambito domestico che industriale o robot per l’ambito sanitario. Diffusione che fa aumentare anche la possibilità di riscontrare danni ed errori causati in seguito all’utilizzo delle intelligenze artificiali. Considerando che questi nuovi strumenti e sistemi sono una realtà sempre più costante, regolamentare il loro utilizzo attraverso l’identificazione dei proprietari, delle macchine stesse e attraverso forme assicurative diventa un punto cruciale per la tutela di tutti.

Andrew, il robot che voleva diventare umano e poter morire

Andrew aveva colpito il pubblico per la sua voglia di diventare un umano a tutti gli effetti. Ma anche per le emozioni che provava, anche se all’epoca per tutti si trattava di pura fantascienza. Ora possiamo dire che non è più così, almeno in parte. Scienziati da tutto il mondo stanno studiando nuovi algoritmi neurali ed altri sistemi per dotare le intelligenze artificiali di una coscienza propria o per farli provare emozioni tipicamente umane.

Gli esperimenti in corso sono tanti e anche se i traguardi sono ancora lontani i passi avanti in questo campo sono notevoli. Per esempio oggi vari robot domestici sono capaci di “esprimere” determinati stati d’animo attraverso le emoticon. Mentre nei laboratori di Facebook si sta lavorando alla creazione di nuovi algoritmi che mirano di dotare le intelligenze artificiali di una coscienza propria.

Andrew, il robot di servizio che non accettava l’idea di vivere in eterno e che voleva essere un umano a tutti gli effetti, insieme ad altri robot simili presenti in altri film (anche di animazione) ha contribuito alla nascita di nuove forme di intelligenza ed al miglioramento della qualità della vita di tantissime persone. Esse ora, grazie all’evoluzione della robotica possono contare su nuove forme di aiuti in ogni campo.

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