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Ivo va a scuola al posto dei bambini malati in ospedale

by Huro
ivo va a scuola

Ivo va a scuola è un progetto tutto italiano che permette ai bambini ospedalizzati di partecipare a distanza alla vita di classe. Lo fanno attraverso Ivo, il robot dotato di tablet attraverso cui i bambini possono vedere e comunicare con la classe.

L’idea è frutto dell’ingegno di Elmec Informatica. La connessione, invece, è offerta da Eolo.
Ivo non è l’unico robort pensato per la didattica, Cubetto infatti  è un altro robot creato per la scuola primaria.

Ivo va a scuola, ma come?

Il bambino in ospedale ha la possibilità di comandare un robot dotato di ruote ed un tablet come visore. Guidandolo attraverso la classe può così seguire i compagni, parlare ed interagire con loro. Vengono così trasmesse le lezioni in streaming e le immagini della vita di classe.

Questo aiuta particolarmente il bambino a non perdere la socialità e sprofondare in uno stato di solitudine e tristezza caratteristico della sua situazione difficile.

Chi utilizza Ivo oggi?

Ivo viene utilizzato oggi da sette bambini ricoverati presso l’Ospedale Del Ponte di Varese, all’Istituto dei Tumori di Milano e al Policlinico San Matteo di Pavia, o che stanno trascorrendo a casa un lungo periodo di degenza. Le scuole coinvolte sono a Varese, Arcisate, Casciago e Busto Arsizio.

Ulteriori 10 robot sono stati donati alla Fondazione Giacomo Ascoli Onlus ed altri 10 a istituti scolastici delle province di Varese e Milano.

Robot al servizio dei piccoli umani

“L’innovazione tecnologica creata da Elmec è sempre destinata non solo a migliorare il lavoro attraverso il digitale, ma anche a generare una ricaduta positiva sul territorio in cui operiamo e nella società. Il digitale può davvero creare connessioni per semplificare la vita e il Progetto “Ivo va a Scuola” ne è un esempio concreto”. Questo il commento di Rinaldo Ballerio, Presidente di Elmec Informatica.

Dietro questa idea c’è una storia vera: quella di Giacomo, figlio di un dipendente Elmec, costretto a un lungo ricovero in ospedale. “Ricordo quanto fosse penoso per Giacomo non poter frequentare la scuola, durante le cure e le lunghe assenze cui lo costringevano la malattia” ricorda Marco Ascoli, presidente della Fondazione Giacomo Ascoli e padre del bimbo. “Già allora avevamo attivato, grazie alla preziosa collaborazione del plesso scolastico, la possibilità di farlo partecipare alle attività di classe attraverso le videoconferenze”, spiega. “Era per lui un supporto importantissimo, non solo per non restare indietro rispetto alla programmazione didattica, ma soprattutto perché gli permetteva di essere comunque parte della sua classe, di vedere i sorrisi dei suoi compagni e il volto delle insegnanti.”

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