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Inventati anche i robot in grado di ripararsi in caso di danno

by Huro
robot in grado di ripararsi

In Belgio, un team di ricercatori della Libera Università di Bruxelles ha realizzato tre prototipi di robot in grado di ripararsi da soli in caso dovessero subire dei danni. Si tratta di tecnologie possibili grazie ad una nuova generazione di polimeri con proprietà autorigeneranti.

Condotta nell’ambito del progetto Series-parallel actuators for robotics (Spear), finanziato dall’Unione Europea, la ricerca ha avuto come scopo quello di trovare una soluzione alle vulnerabilità fisiche dei soft robot. Cosa sono questi robot e a cosa servono? Ve lo spieghiamo subito!

I soft robot o robot morbidi, ideali per la manipolazione

Si tratta di robot realizzati con materiali morbidi e flessibili. Questo li rende ideali per tantissime applicazioni, come ad esempio la manipolazione di oggetti delicati. Quindi vengono utilizzati in campo chirurgico, riabilitativo, alimentare e nella realizzazione di protesi per il braccio.

Grazie alla loro morbidezza, possono penetrare in spazi angusti ed adattare la loro forma agli oggetti con cui vengono a contatto. Il punto debole però è la loro fragilità e la possibilità di subire gravi danni. Soprattutto parliamo di danni da taglio, da usura e da pressioni eccessive a cui spesso sono sottoposti. Ecco perché questa ricerca ha svolto un ruolo fondamentale nella realizzazione di soft robot in grado di ripararsi da soli.

I robot in grado di ripararsi da soli ringraziano gli elastomeri

La soluzione è stata trovata in una innovativa famiglia di polimeri elastomeri, capaci di autoripararsi in caso di danno semplicemente applicando un leggero calore (80 °C).

«Si tratta di polimeri costituiti da filamenti diversi che si uniscono per formare il materiale. Quando si aggiunge calore, tali filamenti si riorganizzano per recuperare la forma originaria per poi rimanere uniti senza lasciare punti deboli». Questo quanto ha spiegato Bram Vanderborght a capo del gruppo di ricerca.

Per dimostrare la bontà della loro intuizione i ricercatori belgi hanno realizzato tre prototipi di macchine e li hanno testati danneggiandoli. In tutti e tre i casi, con un piccolo trattamento termico, anche il danno macroscopico è stato riparato interamente e le prestazioni dei robot perfettamente recuperate.

Sarebbe bello in futuro applicarlo alle protesi robotiche sempre più utilizzate in campo medico.

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