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Tokyo: disabili controllano da remoto i robot che lavorano nei bar

by Huro
robot che lavorano nei bar

L’India e il Nepal hanno già adottato questa strategia. Il Giappone, Paese all’avanguardia nell’evoluzione tecnologica, non poteva deludere le aspettative. Il locale Dawn Ver Beta di Tokyo, infatti, ha promosso un’interessante iniziativa. A servire i clienti saranno specifici automi controllati da persone con gravi disabilità fisiche. Lo scopo del progetto è anche quello di migliorare le condizioni di vita di chi non riesce a muoversi dal proprio letto. Nel mondo esistono già robot che lavorano nei bar, ciò nonostante non tutti sono stati progettati con un simile obiettivo.

Dieci sono le persone coinvolte nell’iniziativa giapponese. Ognuna di esse è affetta da una patologia al midollo spinale. Ma c’è anche chi, invece, soffre di Sclerosi Laterale Amiotrofica. Non potendo camminare guidano da remoto automi alti circa un metro. La paga ammonta a 1000 yen all’ora, corrispondenti a circa otto euro. Perché chi è stato colpito da gravi malattie non può avere il diritto di lavorare, sentendosi utile per la società? Ecco allora come i disabili controllano a distanza i robot che lavorano nei bar.

I robot che lavorano nei bar migliorano la vita delle persone paralizzate

La tecnologia ha ormai compiuto passi da giganti. Un computer apposito, infatti, riesce a tracciare i movimenti degli occhi delle persone costrette a letto. Non potendo effettuare altri gesti, è l’unico modo che hanno a disposizione per svolgere il loro compito. Grazie a questo dispositivo, infatti, possono inviare agli automi i giusti comandi. Così facendo i robot che lavorano nei bar sanno quando afferrare oggetti o quando fermarsi a parlare con qualche cliente. Ovviamente l’interazione vocale è molto più meccanica. Ciò non toglie che il servizio sia comunque efficiente.

I ricercatori si stanno impegnando a raccogliere i fondi necessari per fare in modo che il progetto diventi definitivo. Fino ad ora, infatti, sono state portate a termine due settimane di prova. Si tratta di un obiettivo nobile. In questo modo le persone paralizzate non devono rimanere totalmente escluse dal resto del mondo. Spesso chi soffre di gravi patologie presenta anche problemi psicologici. Grazie a iniziative simili è possibile migliorare l’umore e le condizioni di vita dei pazienti.

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