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Una mano robotica è stata impiantata ad una donna italiana

by Huro
mano robotica

La protesi è realizzata dall’Istituto Superiore Sant’Anna di Pisa

In Italia, quando si parla di eccellenze nel campo della robotica applicata in campo medico quasi sempre spicca il nome dell’Istituto Superiore di Sant’Anna di Pisa.
Gli esperimenti portati avanti nei laboratori dell’Istituto sono numerosi e l’evoluzione dei progetti spesso passano allo step successivo, ovvero vengono sperimentati nella realtà.
Uno di questi casi riguarda la mano robotica che è stata impiantata ad una donna di Vicenza. La donna aveva perso l’arto in un incidente di auto.

La protesi in questione è l’evoluzione del modello precedente. Questo era stato sviluppato sempre dallo stesso gruppo di ricerca insieme all’École Polytechnique Fédérale de Lausanne, in Svizzera. Mentre la versione iniziale è stata testata su un uomo di origini danesi solo in laboratorio, ora la protesi è stata impiantata su una donna che l’ha portata anche fuori dai laboratori.

Certo, non sarà cool come le braccia robotiche ispirate ai supereroi e dedicate ai bambini, ma è certamente un’innovazione meravigliosa.

Com’è fatta la mano robotica in questione?

La mano robotica ha la forma di un arto normale, ha 5 dita che si possono piegare su se stesse e compiere vari movimenti. Grazie ai sensori installati sui polpastrelli la persona che la porta può riprovare le sensazioni tattili. Questa azione è resa possibile dal collegamento tra i sensori ed un computer che traduce la percezione della consistenza degli oggetti in segnali elettrici comprensibili al sistema nervoso della persona.
Gli elettrodi contenuti nel braccio robotico mettono in comunicazione i nervi con il computer. Così il sistema registra i movimenti dei muscoli traducendoli in impulsi elettrici, processo che consente di aprire o chiudere le dita in modo indipendente.

Questo esperimento è durato 6 mesi, periodo in cui i ricercatori hanno osservato il funzionamento del sistema. Per esempio alcuni test hanno permesso di valutare l’efficienza del sistema nel trasmettere caratteristiche come durezza, sofficità e consistenza degli oggetti che venivano presi con la protesi. Hanno anche tenuto sotto osservazione i movimenti quotidiani che la donna svolgeva grazie a questo braccio (vestirsi, allacciarsi le scarpe, etc).

Durante il periodo in cui il braccio è stato impiantato la donna, per poterlo utilizzare doveva portare con se uno zainetto. Questo conteneva il computer collegato alla mano e le batterie per alimentarlo. Rispetto al modello precedente quest’ultime sono stata alleggerite mentre il computer è stato ridotto. Per questo motivo non è stato necessario svolgere i test solo in laboratorio.

Altri miglioramenti in arrivo

Finiti i sei mesi di sperimentazione la mano robotica è stata rimossa e attualmente i ricercatori stanno continuando a lavorare per migliorare ulteriormente la protesi. Stanno cercando di ridurre ancor di più il peso e le dimensioni delle batterie e del pc, così da non dover far portare lo zainetto all’utilizzatore.

Se questi traguardi venissero raggiunti, per le persone che hanno bisogno di una protesi del genere sarebbe una notizia molto incoraggiante. Inoltre l’Istituto di Pisa confermerebbe ulteriormente il contributo che dà nel campo della robotica.

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