Home Robotica, Arte e Cultura I robot riciclati di Massimo Sirelli, maestro di riferimento per l’upcycling

I robot riciclati di Massimo Sirelli, maestro di riferimento per l’upcycling

by Huro
robot riciclati

I robot riciclati sono un’invenzione di Massimo Sirelli, l’artista italiano dell’arte applicata al concetto di upcycling. Si tratta di una forma creativa che prende materiali di scarto per poi trasformarli in veri oggetti di valore esponenziale. Con l’arrivo di questa nuova tecnica hanno preso vita i suoi robot, assemblati con oggetti provenienti dalle strade e dai mercati presenti in tutto il mondo. Ognuna delle sue creature ha la caratteristica di essere composta da una storia propria.

Dopo il grande successo che hanno avuto i robot riciclati, Sirelli ha deciso di aprire la prima casa al modo per l’adozione dei robot. Un progetto che ha lo scopo di trasmettere alle persone l’aspetto emozionale della materia tramite la cultura del riuso che viene applicata ad un design innovativo.

Massimo afferma: “È difficile spiegare quello che si riesce a fare in maniera inconsapevole. Io lavoro a questi robot con amore e divertimento, e quando fai una cosa che ti piace curi ogni dettaglio fino all’estremo: questo fa sì che loro abbiano anima. Il lavoro di riuso è sicuramente nobile, ma penso che lo sia ancor di più il riciclo di storia e di vita. Grazie a questi robot rivivono storie e persone. Ogni pezzo ha una storia. Ogni storia è un pezzo di vita. Ad esempio, Lento Piano come testa ha una sveglia rimasta sul comodino di mia mamma per oltre 30 anni.”

I robot riciclati come forme d’arte

La mostra del suo progetto avverrà al museo Marca di Catanzaro, sotto l’egida del direttore artistico Rocco Guglielmo dal 7 giugno fino al 30 di agosto. Verranno esposte oltre sessanta sculture: piccoli robot di dimensioni pari a quelle di un palmo di una mano fino ad arrivare a robot che superano le grandezze umane. L’evento ci offrirà scrittura, riferimenti, pensieri e tanti componenti uniti tra loro. Starà a chi osserva il compito di capirne la provenienza.

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