Home Robotica, Medicina e Salute Nell’era bioartificiale il corpo si fonde con l’hi-tech nella medicina

Nell’era bioartificiale il corpo si fonde con l’hi-tech nella medicina

by Huro
era bioartificiale

Nell’era bioartificiale abbiamo una fusione sempre più ampia con l’hi-tech, che aprirà nuove porte alla medicina rigenerativa personalizzata. In questo periodo sono presenti organi umani coltivati su chip, protesi robotiche guidate con il pensiero e numerosi trapianti di pelle e cornee ingegnerizzate.

Gli esperti del Politecnico di Milano si sono riuniti fino al 27 di giugno per partecipare al sesto Congresso Nazionale di Bioingegneria. L’evento è organizzato dall’ateneo con il Gruppo Nazionale di Bioingegneria e l’Istituto di Elettronica e Ingegneria dell’informazione e delle Telecomunicazioni del Cnr. Durante l’occasione hanno spiegato che la bioingegneria sta avendo un grandissimo successo nell’era bioartificiale. Questa ha portato all’arrivo dei robot per la chirurgia e alle nanotecnologie per la diagnostica e la terapia.

L’era Bioartificiale sta portando molte innovazioni

Nel pieno dell’evento viene spiegato da Manuela Raimondi, professoressa ordinaria di bioingegneria al Politecnico di Milano, che in questo periodo la medicina e le tecnologie che vengono applicate alla salute delle persone stanno passando un’importante transizione dall’artificiale al biologico. Afferma in seguito: “Il confine tra questi due mondi è sempre più labile: lo dimostra lo sviluppo di nuove terapie innovative, come l’impianto di cornee o lembi di pelle coltivati su supporti artificiali biodegradabili e riassorbibili, già diventati realtà per le vittime di ustioni”.

I ricercatori inoltre iniziano a pensare che anche i Big Data aiuteranno nella creazione di nuove innovative tecniche per la previsione delle malattie, organi artificiali, robotica per la chirurgia a distanza, riabilitazioni, protesi ed infine sensori per la diagnostica che potranno essere indossati. Essi pensano che la tecnologia sarà il futuro e che in questa rivoluzione l’Italia apparirà molto avvantaggiata per quanto riguarda la ricerca di base. Raimondi aggiunge che: “Il settore è estremamente vitale, ma mancano finanziamenti governativi adeguati che permettano ai giovani ricercatori di essere competitivi sulla scena internazionale”. Oggi in Italia “abbiamo più di 3.500 iscritti alle lauree magistrali di ingegneria biomedica e circa mille laureati all’anno”.

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