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Barbara Caputo insegna ai robot ad apprendere da soli

by Huro
barbara caputo

Barbara Caputo è un Professore associato al dipartimento di Ingegneria Informatica, Automatica e Gestionale Antonio Ruberti dell’Università “La Sapienza” di Roma e ricercatrice all’IIT-Istituto Italiano di Tecnologia. È stata nominata da Digitalic tra le DigiWomen2017, 15 donne più influenti nel mondo della tecnologia e del digitale.

Ma cos’ha fatto di tanto degno di nota? Ebbene, ha insegnato ai robot ad apprendere da soli tramite Internet.

Storia di Barbara Caputo

“Dopo la laurea ho avuto un contratto al Cnr per un progetto di elaborazione di immagini nell’ambito dei beni culturali. Seguendo quel filone ho fatto il dottorato in Germania e poi a Stoccolma, al Royal Institute of Technology KTH, in uno dei centri più importanti a livello mondiale per il computer imaging, la visione artificiale e la robotica. A Stoccolma è nato il mio progetto di sviluppo di algoritmi per la visione dei robot“.

Far apprendere i robot da internet: nascita di un’idea

Un giorno, sotto la doccia, mi sono chiesta: ma come fa un robot a conoscere un oggetto visto per la prima volta?

Fino ad allora le possibilità per risolvere il problema potevano essere solo due, ed entrambe poco vincenti. La prima consisteva nell’avere un aiuto esterno, un uomo, che insegnava al robot a riconoscere l’oggetto.

La seconda, lasciare al robot la possibilità di esplorare gli oggetti presenti in un ambiente per creare categorie. Dunque pensai a una nuova possibilità, ovvero a creare una “base di conoscenza simbolica” per il robot usando il web. Sul web le immagini sono accompagnate da testi che le descrivono. Se vogliamo acquistare delle tazze in vendita online, infatti, possiamo sapere il colore, la forma e le dimensioni senza averle toccate.

Il robot può usare quelle informazioni per costruirsi la propria ontologia di oggetti in modo molto veloce.

Qual è l’obiettivo di questa ricerca?

“Il mio obiettivo – dice Barbara Caputo – è quello di arrivare ad avere una home robotics, ovvero robot che sono super specializzati degli ambienti domestici, in particolare di una casa per volta, così da potere compiere azioni specifiche in quell’ambiente. Alcune di queste azioni possono essere di aiuto per assistere gli anziani che necessitano di un supporto fisico. Ma anche per i bambini per evitare incidenti o per aiutarli nei compiti e in generale tutte quelle persone che non vogliono o non possono stare sole.”

 

 

“Nell’ambito del mio progetto Erc, RoboExNovo, sto lavorando a rendere i robot specializzati in diversi ambienti domestici o uffici, attingendo le informazioni dal web. All’IIT- Istituto Italiano di Tecnologia stiamo ulteriormente sviluppando gli algoritmi che permettono la creazione della “base di conoscenza simbolica” per gli umanoidi iCub e R1. Sono robot che vorremmo vedere entrare nelle nostre case in tempi brevi. Un altro importante progetto su cui sto lavorando riguarda la cybersecurity nel mondo dei robot.

In futuro, infatti, un umanoide potrebbe essere hackerato, così come oggi accade con i siti web, le email e i social network, determinando scenari critici legati alla nostra privacy e sicurezza. Un robot domestico, per esempio, potrebbe essere usato per sottrarci informazioni personali e private e metterle in rete, oppure per compiere gesti minacciosi in casa.

Questo vuole dire che i nostri robot dovranno essere costruiti in modo più sicuro, con protocolli anti hacker. È un tema che mi appassiona e su cui, però, c’è ancora molto da fare.”

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