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Arrivano i robot per riparare satelliti in orbita

by Huro
Robot per riparare satelliti in orbita

Siamo ancora agli albori dell’era spaziale e della risoluzione dei problemi legati ad essa. Ci vorranno ancora anni di calcoli e ricerche per vedere qualcosa di concreto in merito a come riparare i satelliti che sono già in orbita. Ma è importante diffondere notizie su questo tema e sensibilizzare le coscienze e le menti.
È sicuramente di fondamentale importanza progredire nello sviluppo di nuove soluzioni per lanci, permanenza in orbita e rientri sicuri. Lo dimostra il passo epocale che SpaceX e Nasa hanno compiuto pochi giorni fa portando con successo due nuovi astronauti alla stazione spaziale. Ma il numero di satelliti e oggetti che orbitano intorno al nostro pianeta è in crescita esponenziale. Telecomunicazioni, internet, ricerca, sicurezza/spionaggio che dir si voglia… i motivi sono tanti e ancor di più i satelliti già in orbita. E aumenteranno sempre di più in futuro. Basti pensare che sono appena stati lanciati in orbita 60 nuovi Starlink di SpaceX.

L’attenzione però dovrebbe essere posta non tanto sulla quantità di oggetti in orbita ma sulla loro “vita“. Prima o poi finiscono il carburante, possono guastarsi e possono urtare altri satelliti o detriti nel tempo. Tutto ciò richiede secondo la logica ulteriori lanci di strumenti per i rifornimenti di carburante o riparazioni. Con costi assai gravosi per le tasche degli Stati e delle aziende private pioniere dello spazio.

Sono anni che si pensa a questo problema, tant’è che questo cane che si morde la coda è arrivato a essere definito e denominato come Sindrome di Kessler dal consulente della NASA Donald J. Kessler nel 1978.
Purtroppo non esistono ancora soluzioni concrete. I costi sono letteralmente esorbitanti 🙂
Si parla di miliardi di dollari spesi per Hubble. Ma naturalmente non possiamo arrenderci e continuare a inviare nuovi satelliti, aumentando solo il rischio di collisioni, una soluzione dovrà essere trovata.

Una strada ce la prospetta in questi giorni l’Università di Cincinnati, grazie al team di scienziati capitanati dal professor e ingegnere spaziale Ou Ma.

Una rete di Robot per riparare i satelliti in orbita

Le difficoltà sono davvero tante. Per fortuna lo sono anche i buoni propositi dei ricercatori che non demordono dal loro intento.
La situazione attuale comporta costi enormi per la riparazione e manutenzione dei più grandi satelliti ad uso commerciale e non, pertanto non si ha budget per seguire i più piccoli e meno importanti. Costa meno inviarne altri.
All’Università di Cincinnati però i progressi avanzano, con lo studio di una rete di robot che potrebbero essere messi a punto con lo scopo proprio di entrare in orbita e agganciare i satelliti ed eseguire le operazioni necessarie.

Dotati di sistemi di guida autonoma potrebbero raggiungere i satelliti evitando collisioni con altri corpi orbitanti e “attraccare” con successo. I rischi da considerare sono molteplici, ad esempio un urto seppur minimo nello spazio potrebbe portare fuori rotta il satellite aumentando le probabilità che intersechi altre rotte. Un altro rischio delle collisioni, oltre ai danni in sè e per sè al satellite è che questo, danneggiato, cada attratto dalla gravità terrestre con conseguenze ben immaginabli per noi che ci troviamo a terra.

Quello che oggi sembra mancare più di ogni altra cosa è l’esperienza sul campo, l’assenza di uno storico e di test concreti. I test pratici porterebbero sicuramente ad una maggiore raccolta dati ed elaborazione di quali algoritmi e accorgimenti riducono i rischi suddetti.

L’Università di Cincinnati non è l’unica che studia una possibile risoluzione del problema. Naturalmente anche la NASA tra tutti i suoi mille progetti ha un occhio puntato sulla questione e un progetto denominato Restore-L che potrebbe segnare un primo passo concreto. La data ipotetica prevista per un possibile test di Restore-L è il 2022 per il rifornimento di carburante di satelliti in orbita bassa.

A quanto pare ancora per qualche anno dovremo tenere gli occhi al cielo e le mani impegnate a testare e migliorare soluzioni non ancora definite. Speriamo comunque che l’idea della rete di robot per riparare i satelliti in orbita possa concretizzarsi ed essere la cura perfetta alla Sindrome di Kessler.

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